Dorian Grey – Recensione e Trama

Tratto dall’omonimo romanzo di Oscar Wilde del 1891, Dorian Grey ripropone le vicende del bel giovane che muta la sua vita grazie ad un ritratto. L’uomo infatti rimane esteriormente sempre lo stesso, nonostante il passare del tempo e gli stravizi, mentre è il quadro che assorbe tutta la negatività che è in lui.


Le atmosfere vittoriane, cupe e nebbiose, tipiche dei film ambientati nella Londra dell’800 (come Jack lo squartatore), sono riproposte con maestria a far da sfondo ad un ottimo cast con protagonista Ben Barnes (il principe Caspian) ad impersonare il bel Dorian Grey, e Colin Firth nei panni di Henry, suo amico che lo accompagnerà nelle notti di dovizie. Inizialmente composto ed educato, timorato nei confronti del piacere fisico, Dorian al momento del completamento del suo quadro pronuncia un patto: donerebbe l’anima per poter restare sempre così, bello e perfetto come nel dipinto. E questo avviene, Dorian rimane sempre identico, le ferite fisiche vengono rimosse, e gli atti sfrenati e malvagi che compirà una volta preso dalla frenesia si ripercuoteranno sul quadro. Fino però a diventare succube del quadro stesso.

La dannazione dell’anima in fondo non gli porta il piacere desiderato: Dorian si renderà infine conto che la felicità è preziosa proprio perchè effimera, e non è data dal piacere e dagli stravizi.
Le scene inquietanti nella seconda parte del film si fanno ancor più tetre, sconfinando nell’horror con qualche punta splatter, grazie anche ad ottimi effetti speciali. La trama originale del libro viene stravolta in diversi punti per ottenere qualcosa di più drammatico e di impatto, con nuovi personaggi e un effetto in stile ‘Esorcista’ rispetto quello che si poteva desumere dal libro. Riadattare non sempre è un male, seppur si cade in alcuni punti nel noioso il film è stilisticamente godibile ed elegante.

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